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Le Strade dei Cannoni - Valle Susa |
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Strada Bardonecchia - Valle Rho - Pian dei Morti |
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La strada oggi : Strada asfaltata per 2 km quindi strada sterrata; la galleria è impraticabile Lunghezza della strada : 23.850 Dislivello : 960 Partenza : Bardonecchia Accesso : Cartografia : I.G.C. 1:50.000 n.1 <Valli di Susa Chisone e Germanasca> Caratteristiche militari : Strada minore carrellabile tipo C con pendenza massima del 10% |
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Strada realizzata nel 1937 con grande spesa e contemporaneamente alla costruzione delle opere difensive a protezione del colle della Rho. La costruzione della strada assunse particolare urgenza quando lo Stato Maggiore venne a conoscenza del fatto che i francesi stravano lavorando alacremente all'allargamento delle rotabili che conducevano al Colle. |
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La strada Bardonecchia - Piano dei Morti si svolge completamente sullo sperone degradante dalla punta Blave sino ad attraversare il canalone omonimo verso la quota 2200. Tale attraversamento causò notevoli difficoltà di costruzione a causa della ripidità eccessiva e della impercorribilità della falda nel tratto di obbligato passaggio. In questo tratto la strada si svolgeva in trincea aperta ad eccezione dell'ultimo tratto immediatamente a valle del ponte di luce di mt. 12 che venne stato ricavato in galleria naturale. A valle dell'attuale galleria la falda del terreno ha la pendenza media del 62% per un'altezza di mt. 300 al di sopra della strada; in conseguenza di tale pendenza e della natura del terreno friabile, la strada diventava malsicura durante le pioggie per le numerose frane e slavine di materiali che la interrompono, nonché impraticabile - anche se tenuta sgombra durante la stagione invernale - per le numerose valanghe e slavine che l'attraversanto. Tale peculiarità perdurava per circa 200 metri a valle dell'attuale galleria, mentre successivamente la strada non presentava alcuna difficoltà e pericoli oltre quelli comuni a tutte le strade di alta montagna. La galleria artificiale, costruita fra le progressive 6900 e 7075 è lunga metri 175 ed ha la stessa sagoma interna della galleria naturale esistente: é costruita in calcestruzzo cementizio e la parete a valle presenta tra pilastro e pilastro delle finestre di mt. 2 di luce che alleggeriscono la struttura e danno luce all'interno della galleria. Nell'interno della galleria fu stato previsto un allargamento a metri 5 per una lunghezza di mt. 8 onde facilitare l'incrocio degli automezzi che percorressero la galleria in senso contrario. All'inizio della galleria fu inolte previsto un portale d'ingresso identico a quello già costruito sulla testata a monte della galleria naturale. Attualmente il tratto di strada che precede la galleria, posta immediatamente prima del ponte sul rio Rebour, è in pessimo stato di conservazioni e frequenti valanghe rendono problematico il passaggio. L'ultimo tratto del percorso è ormai diventato sentiero praticamente sino alla casermetta di Piano dei Morti. |
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Planimetria |
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La galleria della Rho. Imbocco versante casermetta [foto di Daniele Zonari]
Il colle della Rho si presentava con salto dalla parte francese, bene appoggiato a ovest dalla Gran bagna, meno bene ad est dove il terreno tra il colle e Punta Nera é praticabile. Lo Stato Maggiore riteneva possibile che una occupazione alla linea di confine sarebbe neutralizzata ed non ritenne il caso di insistere a pensare uno sbarramento sulla linea di confine ma bensì di preferì di cercare subito all'indietro la possibilità di fermare l'avanzata nemica. Considerando gli impluvi che scendono dalla frontiera fra Cima Bagna e Punta Nera, venne diviso il terreno in 2 scomparti; ad ovest quello del Pian dei Morti ad oriente quello che scende immediatamente ad est di Grange Chareun, separati far loro dallo sperone che partendo dalla cresta di frontiera va a formare l'ansa di Pian dei Morti. L'occupazione della stretta del Pian dei Morti fu reputata più economica e con il vantaggio di controllare direttamente lo sbocco del colle e garantendo con vari centri di fuoco lo scomparto occidentale.
Questo centro, ubicato a Quota 2565 di Gran Bagnà, era anche denominato 'Littorio' ; ospitava 29 uomini ed ara armato con 2 mitragliatrici ed un cannone anticarro da 47/32 con tiro sul colle del Frejus. L' ingresso portava ad un vasto ricovero interno da cui si dipartivano i corridoi d'accesso alle postazioni d'arma. Nel 1940 si progettò di aggiungere altre due casamatte con mitragliatrici, che non vennero però realizzate
Si tratta di uno sdoppiamento di un centro previsto come unico in fase di prima progettazione. Erano armati rispettivamente con 1 e 2 mitragliatrici. Le due opere sono sprovviste di ricovero interno, con una struttura a corridoio dotata di riservette, lattrina, apparecchi tecnici che dava accesso al blocco armi. Il campo di tiro batteva gli sbocchi del colle sul Pian dei Morti.
Ubicato al Piano dei morti a quota 2544 era armato con 4 mitragliatrici ed un cannone anticarro batteva la cresta sovrastante e le pendici di Punta Nera. Il centro era collegato, tramite fotofonica coi centri 49 e 50/1. Il Presidio era di 54 uomini. Il centro aveva due ingressi paralleli da cui, tramite gallerie si raggiungeva la camerata truppa da cui si diramavano i cunicoli per i 4 blocchi.
Ubicato al Pian dei Morti, sul sentiero che conduce al colle della Rho a poche centinaia di metri dal Centro 52, era armato con tre mitragliatrici in due opere staccate caratterizzate dalla semplice struttura a corridoio.
Costruita nel 1937, fu realizzata in calcestruzzo con rivestimenti in pietra su due piani fuori terra e poteva ospitare 42 uomini. Il progetto iniziale prevedeva una grande caserma per oltre 50 uomini.
La caserma L [Foto di Daniele Zonari]
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