Le Strade dei Cannoni - Valle di Susa

Strada militare di Val Morino detta del <forte Chaberton >

La strada oggi : Strada sterrata molto degradata sino al Colle Chaberton; dal colle sino alla vetta sentiero di alta montagna. Il transito di veicoli a motore è assolutamente vietato a partire da località Pra Claud

Lunghezza della strada : 13.500 mt.

Dislivello : 1.825 m.

Partenza : Fenils di Cesana

Accesso : Da Torino Autostrada Torino - Bardonecchia. Uscita Oulx Ovest. Percorrere la S.S. 24 del Colle del Monginevro in direzione. Al Km. 86 trovasi a destra il bivio per Fenils di Cesana

Cartografia : I.G.C. 1:50.000 n.2 <Valli di Lanzo e Moncenisio>

Caratteristiche militari : Strada secondaria a semplice transito tipo C sino al Colle Chaberton; indi mulattiera tipo D sino alla batteria

ff

Il gruppo montano dello Chaberton forma la spalla destra del valico del Monginevro e si presenta aspro, dalle pareti rocciose ripidissime, che si eleva come una imponente barriera fra le valli della Dora Riparia, della Piccola Dora e del Rio Secco. Nel gennaio del 1897 il comandante del <deuxieme bureau>, il servizio segreto francese, convocò nel suo ufficio di Parigi una riunione importantissima avente per oggetto il monte Chaberton. <Gli italiani stanno progettando di costruire sulla cima di quel monte un 'fort de nuages' che metterebbe il paese francese di Briancon e tutto il nostro sistema difensivo di quella zona in mortale pericolo. Dobbiamo assolutamente scoprire ogni minimo particolare e dettaglio di questo forte e della relativa strada militare. E' pertanto di vitale importanza che i nostri migliori informatori di quella zona raccolgano il maggior numero d'informazioni possibili anche di carattere fotografico>.

gg

La storia di questa strada, vista con gli occhi del servizio segreto francese e con un ampia descrizione del percorso, si trova sul libro delle Blu Edizioni

Le strade dei Cannoni, in Pace sui sentieri di guerra

La batteria dello Chaberton - 515^ G.a.f.

Il gruppo montano dello Chaberton forma la spalla destra del valico del Monginevro ed si presenta aspro, dalle pareti rocciose ripidissime, che si eleva coma una imponente barriera fra le valli della Dora Riparia, della Piccola Dora e del Rio Secco. Sulla vetta si trovano ancora oggi i ruderi di quello che era un forte a torri corazzate, opera del primo novecento, rafforzato, ma non a sufficienza, ed integrato negli anni trenta nel sistema difensivo italiano del Vallo Alpino. Il forte dello Chaberton fu pensato e costruito nel periodo della Triplice Alleanza e, dopo la Grande Guerra, nonostante qualcuno incominciasse a dubitare della sua invulnerabilità, lo Stato Maggiore lo incluse nel sistema difensivo delle Alpi Occidentali, ergendolo a simbolo del Vallo Alpino. Un simbolo di aggressione più che di difesa che meglio identificava in valle Susa, lo 'spirito d'invasione' del regime di Mussolini. Il forte era costituito da un basamento a forma di parallelepipedo destinato a ospitare i locali logistici. Sul tetto del basamento, a una distanza di circa 6 metri una dall'altra erano allineate 8 torri in muratura contornate da un rivestimento esterno in blocchetti di calcestruzzo. Sulla sommità delle torri erano alloggiate le casamatte metalliche che fornivano supporto e protezione ai pezzi d'artiglieria ed al relativo personale di servizio. La soluzione a torre non trova alcun riscontro o simiglianza in nessun altro tipo di architettura militare.Dalla lettura dei documenti emerge che la soluzione delle torrette venne principalmente adottata per evitare che le abbondanti nevicate della zona potessero pregiudicare il brandeggio delle bocche da fuoco nonché le operazioni di puntamento.> La struttura era arricchita da un vasto complesso di gallerie sotterranee adibite a polveriera. L'armamento era costituito dal cannone da 149/35 in casamatte speciali denominate Amstrong Montagna. Negli anni 1937-1939 furono effettuate delle prove di scavo per portare la batteria in caverna, operazione che non fu mai effettuata.

Immagini

La strada dello Chaberton, poco oltre il Pian dei Morti, in un immagine del primo Novecento

La batteria dello Chaberton subito dopo la battaglia del 1940

 

Il monumento ai caduti dello Chaberton [una storia all'italiana]

Come ormai tutti sanno, nel disastro dello Chaberton morirono dieci uomini della 515^ batteria Guardia alla Frontiera e il forte rimase quasi completamente distrutto. Il comandante del Corpo d'Armata, con una decisione affrettata, decise di tumulare i resti dei novi caduti, (il decimo morì dopo qualche tempo in ospedale), sullo spalto del monte antistante il forte. Per le bare venne utilizzato legno preso dal pavimento dei corridoi della batteria e la tomba costruita in rilevato utilizzando il cemento residuo accantonato nei magazzini. Il comandante volle inoltre erigere un monumento ricordo allo Chaberton ed il 4 agosto 1940 fece pervenire al Ministero della Guerra la richiesta di <erigere immediatamente un monumento ossario dedicato ai caduti del forte Chaberton> con tanto di studio e disegni. Lo Stato Maggiore respinse la proposta. <Il monumento potrà essere eretto - a suo tempo - nel cimitero di guerra, previ accordi con il commissario straordinario del governo per le onoranze ai Caduti, cui é devoluta la sistemazione dei cimiteri di guerra. Nulla vieta che sullo Chaberton - ove l'attuale forte dovrà essere sostituito con un opera in caverna - sia apposta una lapide che ricordi gli artiglieri caduti.>

Ne l'opera in caverna, ne la lapide ricordo vennero mai costruite. In seguito al trattato di pace del 1947 con la Francia, il monte Chaberton e il relativo forte passarono ai transalpini per cui la tomba dovette essere aperta e le salme trasportate a valle. Una lapide è stata posta a ricordo della tragedia nei giardini pubblici di Cesana, mentre i francesi che, ricordo, sono i proprietari del ex forte Chaberton non hanno ritenuto il caso di ricordare pietosamente i caduti del giugno 1940. I francesi non ci hanno perdonato sino in fondo <le coup de pougnard dans le dos> e il non voler ricordare i caduti dello Chabeton neppure con un piccolo monumento dimostra chiaramente che in quel momento gli italiani erano i nemici da cui difendersi e basta.

Il monumento ai caduti nel giardino di Cesana

Per saperne di più

Festung. L'enciclopedia multimediale del Vallo Alpino

 

Home page

Per suggerimenti, idee, commenti contattatemi: E-mail