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Le Strade dei Cannoni - Convegno a Susa |
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Di come utilizzare le strade militari si era già parlato nell'ottobre 2000..[Leggi]
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Data svolgimento: Lunedi 4 ottobre 2004 Luogo: Susa - Salone del Seminario - P.zza Savoia Filosofia: incontro di lavoro/tecnico - approccio culturale serio (che manca sull'argomento) - fornire spunti per un indirizzo alla regolamentazione di tale risorsa (400 km di strade militari tra Alta allusa e Chisone) - potenziale turistico elevato) - spinta verso la creazione di una cultura di governo della risorsa - stimolare ragionamenti non solo sul caso Colle delle Finestre - sottolineare l'importanza delle creazione di "posti tappa" al servizio dei turisti/fruitori delle stesse - ragionamenti sull'applicazione delle norme vigenti in materia - creazione di un movimento positivo e razionale sull'argomento. Il pretesto: L'asfaltatura del tratto di strada dell'Assietta Pian dell'Alpe - Colle delle Finestre per permettere l'esecuzione di una tappa del Giro d'Italia del 2005, che ha causato polemiche e discussioni.
Il convegno, organizzato perfettamente da Marco Cicchelli di Montagne DOC, si è svolto in un atmosfera di grande serietà e i temuti scontri con i fautori del <No asfalto> non si sono verificati. Tutti gli interventi sono stati di altissimo contenuto e ognuno ha espresso il proprio parere in modo chiaro, forte ma assolutamente civile. Al dibattito sono intervenuti Roberto Vaglio, Assessore alle Politiche per la Montagna della Regione Piemonte e Antonio Saitta, presidente della Provincia di Torino. Luigi Chiabrera, presidente dell'ATL2 - Montagne DOC è stato il moderatore dell'incontro e più volte fra un intervento e l'altro ha dato voce al suo pensiero : <Le strade: vie di comunicazione, percorse via via negli anni diventati sempre più o meno importanti a seconda delle necessità dell'uomo. Si, l'uomo. L'uomo ha costruito le strade per viaggiare, per lavorare, per raggiungere mete più vicino o lontane a seconda delle esigenze, ma anche per fare le guerre. Le nostre montagne sono state per centinaia di anni montagne di frontiera; questo passato di contrapposizione ci ha lasciato un'eredità che non ha uguali sulle Alpi. Nessuno ha, come le montagne Olimpiche, un patrimonio di strade così spettacolari che salgono in alta quota. Con il passare del tempo e grazie alloe nuove tecnologie le strade sono cambiate e sulle nostre montagne ci siamo trovati improvvisamente negli ultimi 50 anni una quantità di strade inutili>. Gasp! chi mi segue sa che al termine inutile sono allergico! <Questo incontro vuole essere l'occasione per fornire un approccio culturale serio, ma anche tecnico, per riconoscere questa risorsa che ha indubbiamente un potenziale turistico elevato e per essere stimolo alla creazione di una cultura di "governo" di tale patrimonio in funzione moderna. L'obiettivo è soprattutto sviluppare un ragionamentoi di sistema, sottolineare l'importanza della creazione di "posti tappa" al servizio dei turisti/fruitori delle stesse. Che fare? 400 km. di strade militari per lo più ciostruite in opera d'arte, con una pavimentazione in pietra messa a mano e con muri a secco fantastici. Una grande, immensa opera d'arte mantenuta essenzialmente dalla buona volontà di amministratori locali con un contributo purtroppo insufficiente degli enti superiori. I problemi sono più d'uno. Essenzialmente la polvere, si la polvere. Noi abbiamo centina di km. di strade bianche non attrezzate frequentate da motociclette e fuoristrada e questo sembra bastarci. Io credo sia utile pensare che a nessuno piaccia la polvere e che, chi va in montagna per stare bene e respirare aria pura, non viene neanche lontanamente sfiorato dal desiderio di intraprendere una gita su una strada, seppur meravigliosa, frequentata da moto che im polverano lui e l'ambiente circostante in continuazione. Una strada bianca non sarà mai frequentata da mountain-bike, bici o pedoni. Le strade di montagna quindi viste non come percorsi militari di vecchie conquiste, ma come percorsi turistico-sportivi frequentati da gente che ama la natura, l'ambiente e che per raggiungere le cime e questi luoghi è disposto anche a faticare.> <Oggi queste strade - è inteventuto ad un certo momento Chiabrera - vengono percorse ad altissima velocità dai motociclisti stranieri, che non potendo percorrere perchè vietato nelle loro nazioni questo tipo di strade, a gruppi sempre più massicci arrivano in Italia. Bisogna assolutamente porre fine a questa situazione>. In sala è scattato un applauso tanto spontaneo quanto fragoroso. Sono assolutamente d'accordo. Provate ad andare in Francia, Germania o Svizzera e fare i <furbi> in moto o in auto: sono multe salatissime e addirittura sequestri di mezzi. Perchè mai dovremmo tollerare che i tedeschi, francesi e svizzeri vengano in Italia a fare i maleducati impuniti? Non ne siete convinti? Provate a venire con me ad allenarvi in Mtb sull'Assietta poi quando una pietra scagliata da una moto straniera sfrecciata al vostro fianco ad oltre 70 km/hr vi colpirà una gamba mi direte cosa ne pensate... Il convegno è stato aperto da Marco Boglione che ha introdotto l'argomento presentando le <Strade dei Cannoni> con l'ausilio di una proiezione di immagini. Nell'occasione non ho preso posizione particolare sul problema dell'asfaltatura del tratto di strada Pian dell'Alpe - Colle delle Finestre in quanto ho valutato che il mio ruolo in quel contesto non richiedesse la specifica presa di posizione. E' quindi seguito l'intervento di Piergiorgio Corino, presidente dell'Associazione per gli studi di Storia e Architettura Militare, il quale ha illustrato il progetto interregionale di Valorizzazione delle fortificazioni in area Alpina redatto nel 2001 per conto dell'Assessorato alla cultura della Regione Piemonte. <Il territorio delle Alpi è stato oggetto nel corso dei secoli di una fitta attività fortificatoria, mirata ad impedire il transito lungo le valli alpine. Toccando il discorso dei percorsi non è da trascurare tutta quella che é stata la viabilità militare, attualmente nel più completo stato di abbandono. Si tratta di realizzazioni di notevole ingegneria che con pendenze costanti e contenute si attestavano a ridossi di crinali alpini, a quote sempre elevate, con il massimo della strada dello Chaberton che raggiunge i 3150 della vetta. Una serie di interventi di recupero e salvaguardia permetterebbero l'utilizzo di una serie di tracciati in quota che ha ben pochi paragoni. Oltre la facilità di attestarsi in quota per poter procedere nelle escursioni fortificate, sarebbe di notevole ausilio anche per le pure escursioni, se non per un ritorno dello sfruttamento agricolo dell'ambito montano. Per quanto riguarda l'accesso ai veicoli a motore, esclusivamente sulle carrozzabili, per permettere gli attestamenti in quota e favorire l'escursionismo, si potrebbe risolverlo contingentando i giorni di accesso, permettendone l'utilizzo mediante il pagamento di un ticket come avviene in altre realtà alpine, con severi controlli e rigide sanzioni contro i trasgressori. Oltre alla rete carrozzabile sussiste una rete di sentieri e mulattiere sempre di origine militare realizzate con uno standard di dimensioni e pendenze, che collega le carrozzabili con vari siti fortificati e non in quota. Il recupero, segnalazione ed organizzazione di queste potrebbe essere impiegata per vari tipi di escursionismo.> Corino ha terminato chiedendo espressamente un intervento per rendere percorribile alle autovetture la strada militare che da Bardonecchia sale al Forte Bramafam permettendo così un agevole accesso ai visitatori del forte che ricordiamo ospita il museo della fortificazione. A Corino avrebbe dovuto dare il cambio Davide Cassani, il famoso ex ciclista professionista oggi commentatore RAI. Purtroppo un grave problema famigliare gli ha impedito di essere presente. E' stato sostituito da Gian Luigi Ariano, componente della Commissione Interregionale del CAI per il Piemonte, Liguria e Valle d'Aosta di cicloescursionismo in mountain bike eletta nel 2004 e in carica per un triennio e da Federica Boniperti figlia dell'ex calciatore e dirigente Juventino [con tutto il rispetto...Forza Toro!!!] e facente parte del Club Petit Velò un gruppo di sportivi VIP che fa della Comunicazione della solidarietà il suo strumento di diffusione culturale. Ariano, parlando delle strade militari, ha sottilineato con vigore l'importanza del patrimonio storico e culturale che abbiamo tra le mani; un patrimonio che va curato e gestito in maniera assolutamente diversa da come è stato finora. Boniperti ha invece sottolineato come vengono trattati i ciclisti in altri luoghi come il Trentino o la Francia rispetto al Piemonte ed ha suggerito alcune interessanti soluzioni a beneficio degli amanti delle due ruote favorendo così anche un'importante fascia di potenziali turisti. Il paragone con le altre realtà ha fatto <incazzare> [si può dire??] alcuni convenuti tra cui un politico di cui taccio il nome per Par Condicio [!??] che si è affrettato a dire che il paragone è assolutamente sbagliato poichè il Trentino e la Valle d'Aosta hanno ricevuto e ricevono ben altri finanziamenti rispetto al Piemonte. Ma a me sfugge una cosa.... Per vietare al transito motorizzato alcune strade di montagna e renderle esclusivamente aperte ai pedoni e ai bikers sono necessari i finanziamenti??? Il convegno è quindi proseguito con l'intervento di Alberto Re, presidente del Collegio Regionale delle Guide Alpine del Piemonte dal 1990, che esprime il pensiero delle guide alpine : <Le valli e le montagne olimpiche possono rappresentare un grande potenziale di sviluppo per il turismo outdoor [ma almeno le guide alpine non potrebbero utilizzare parole italiane non copiate dal linguaggio del <business>???] un forte richiamo per coloro che intendono frequentare la montagna dedicandosi alle escursioni, traversate, trekking di più giorni salendo ferrate e percorsi ciclistici. Una massa di persone che è in costante crescita e che ha bisogno di sempre maggiori servizi. Per il raggiungimento di questo possibile obbiettivo è indispensabile da parte di Enti, Amministrazioni ed Autorità preposte, concertare un programma per il completamento delle infrastrutture e delle strutture ricettive necessarie a creare il sistema. Finora queste strade sono servite quasi esclusivamente, sotto il profilo turistico ad attirare migliaia di motociclisti e fuoristradisti provenienti da mezza Europa, mentre in tutti i paesi dell'arco alpino, che pure dispongono di strade militari in quota, sono vietate ai mezzi motorizzati. Anche sul versante italiano, in tutte le regioni, sono in vigore limitazioni abbastanza restrittive e in Piemonte, dalle Alpi Marittime al Colle del Nivolet, si persegue questo obiettivo. E per le montagne olimpiche? Dobbiamo fare in modo che non diventino l'arena alpina dei motori, una scelta che porterebbe ad una frequentazione di massa, considerato che questo tipo di turismo da tutti i paesi alpini è respinta. Dobbiamo preservare le nostre stupende montagne, dobbiamo utilizzarle come mezzo educativo per i nostri figli, per i nostri ospiti desiderosi di riappropriarsi dell'ambiente. La valle di Susa può diventare la capitale europea della Mountain Bike e allo stesso tempo, esercitare un forte richiamo per gli escursionisti e gli arrampicatori Le nostre proposte :
E' stata quindi la volta di Fabrizio Bruno, organizzatore di viaggi estremi, il quale ha proposto una sequenza da lui definita <provocatoria> di immagini raffiguranti fuoristrada a quattro ruote impegnati in vari raid in differenti paesi. In sintesi, Fabrizio ha sottolineato l'importanza turistica del fuoristrada e prendendo le distanze dai <devastatori motorizzati> ha sostenuto che l'attività sia per quanto riguarda le moto e che le auto effettuata con criterio e guidata da istruttori autorizzati è una risorsa importante che va sfruttata e salvaguardata. E' seguito l'intervendo del dottor Armando Mariotta, consulente nazionale fiscale della Federazione Italiana agenzie viaggio e turismo. E' un esperto di organizzazione logistica e gestione operativa nonchè presidente del Tour Operator di Cuneo per lo sviluppo dell'eco turismo. Sintetizzo al massimo l'intervento di Mariotta, focalizzato su un concetto ben definito : <bisogna programmare! E' necessario - sostiene Mariotta - sedersi ad un tavolo e prima di effettuare qualsiasi operazione valutare, capire, pianificare. Il punto di partenza è : cosa si vuole fare delle strade militari? e si prosegue con domande tipo: come possiamo realizzare? quanto costa realizzare? Quali sono i ritorni? e via di questo passo> Devo dire che l'intervento di Mariotta ha trovato quasi tutti d'accordo e molti si sono dimostrati entusiasti della proposta di programmare.. Ho detto quasi tutti... io ad esempio.... mentre il professore parlava di programmi, budget, costi, ricavi... pensavo a come l'ultima generazione di manager con la loro new economy basata appunto sulla programmazione con l'occhio rivolto esclusivamente al toro [non la squadra ovviamente...] ha ridotto l'industria italiana....e pensare che anche le mie care montagne vengano <prese in carico da un gruppo di esperti della new economy> non mi ha per nulla fatto piacere. Intervento di Riccardo Joannas, presidente del Parco Naturale Gran Bosco di Salbertrand. <Mantenere le strade di montagna per un turismo sostenibile. Uno degli obbiettivi dell'amministrazione del parco è di offrire servizi di buona qualità in situazioni compatibili con le politiche di conservazione e di valorizzazione del partimonio naturale e della cultura locale. E' in fase ultimativa la ristrutturazione del posto tappa GTA <Rifugio D. Arlaud> al Seu con più ampi spazi disponibili per l'accoglienza e il ristoro dei turisti. Il parco ha realizzato un percorso sperimentale lungo 13 km. per lo sci di fondo sulle strade del Colle Blegier e del Seu, garantendo la battitura nel periodo da novembre fino a Pasqua <mi intrometto per dire una cosa... io pratico sci di fondo soprattutto in Val Chisone... ma assolutamente non sapevo dell'esistenza di questa pista battuta.. se le informazioni non vengono diramate... poi non ci si può lamentare della scarsa affluenza!!!>. E' allo studio l'ipotesi di poter sviluppare l'accompagnamento all'interno dell'area protetta e presso il rifugio del Parco, durante il periodo invernale di utenti con ridotta capacità motoria, tramite l'utilizzo di un nuovo gatto apripista con idone cabina. Dobbiamo rifarci alla Convenzione delle Alpi ed ai numerosi Protocolli ad essa collegati in cui economia, società ed ambiente devono trovare un punto d'incontro a parità di diritti [questa frase mi pare l'apoteosi della politica Esoterica! Che cosa è la Convenzione delle Alpi? Chi l'ha stipulata? Cosa dice? Se qualcuno ha voglia di spiegarmelo...].. Dobbiamo essere consapevoli che non ci può essere un obbiettivo unitario che va bene a tutti; ci sono zone spopolate che hanno problematiche e possibilità diverse rispetto alle zone turistiche o fortemente urbanizzate, c'è quindi bisogno di strategie di sviluppo specifiche in base alle diverse realtà locali. Oggi occorre elaborare una nuova identità culturale fondata su aspetti delle tradizioni pregevoli ma cui bisogna unire elementi innovativi. Vogliamo confrontarci con il mondo globalizzato, però questo non significa ne rimuovere completamente i nostri valori o esperienze culturali, ne conservarle rigidamente come se fossimo in un museo. Ci deve essere rafforzamento della identità e della responsabilità locale anche attraverso la difesa delle minoranze linguistiche e culturali, che però non devono diventare il tema dominante. Dobbiamo conservare i beni che abbiamo, fra questi il patrimonio di strade militari, che debbono essere mantenute e valorizzate perché costituiscono un elemento di connessione tra le nostre Valli e quelle transfrontaliere. Vanno tenute in ordine con una, manutenzione costante e scrupolosa rivolta verso quelle infrastrutture che salvaguardano l'integrità delle strade, come le scoline d'acqua, gli attraversamenti dei torrenti, ecc. Le strade sono indispensabili a tutti, operatori e turisti, occorre trovare un compromesso dignitoso tra le molteplici esigenze riscontrate. Oggi i maggiori frequentatori di queste strade sono i ciclisti in mountain bike, seguiti da motociclisti, automobilisti e soltanto in minoranza da turisti a piedi che evitano il percorso perchè troppo rischioso, polveroso e disturbato. Da qui nasce l'esigenza di garantire una fruibilità senza rischi e disturbi per la fascia di turisti più compatibili con la salvaguardia e la valorizzazione del patrimonio ambientale, culturale e storico. Si propone quindi di sperimentare (con la filosofia del Se non funziona si cambia) un uso disciplinato con giorni e fasce orarie che prevedano il divieto di circolazione ai mezzi motorizzati. Così facendo si incentiva il turismo compatibile con l'esigenza di tutela del territorio e della fauna senza precludere totalmente a chi preferisce o chi deve utilizzare il mezzo meccanico per spostarsi, la possibilità di percorrere la strada di cresta. Anche alcune attività sportive compatibili con l'ambiente, come la corsa in montagna, le gare in mountain bike o le traversate di sci alpinismo e lo scida fondo vanno incentivate con la collaborazione tra Enti ed organizzatori. Importante è provvedere alla formazione di guide preparate per l'accompagnamento anche ai siti storici delle fortificazioni favorendo lo sviluppo di un percorso culturale specifico. Intervento della CIPRA Italia, la commissione internazionale per la Protezione delle Alpi. La CIPRA è un associazione non governativa fondata nel 1952. L'associazione è apartitica e non si pone obbiettivi di lucro. I suoi principali obbiettivi sono quelli di avviare e promuovere modelli di sviluppo per la salvaguardia dell'ambiente naturale , elaborare ed esporre modelli di sviluppo caratterizzati da un basso impatto ambientale e sociale; ridurre i fenomeni di inquinamento della regione alpina a livelli non nocivi per l'uomo e l'ambiente; favorire la crescita di una coscienza naturalistica all'interno e all'esterno della regione alpina. Se volete saperne di più della CIPRA il loro sito internet è http://www.cipra.org : <Il territorio montano della Provincia di Torino è dotata di una rete di strade ex militari in quota e piste agro silvo pastorali in gran parte aperte al traffico privato o dove comunque macano un'adeguata regolamentazione e controlli. Se la vocazione ricreatica del territorio montano costituisce un'importante risorsa per le economie locali non dobbiamo dimenticare che l'accesso alle valli e alle mete turistiche avviene con l'utilizzo esclusivo di autoveicoli privati comportando probleimi di inquinamnento e sicurezza che gravano su un ambiente delicato. Per giunta si tratta di un traffico concentrato in poche giornate estive che comporta un disagio per le popolazioni che vivono lungo le vie di accesso alle mete turistiche ed uno scadimento della qualità dell'offerta turistica che va a discapito degli stessi frequentatori. Ache gli oltre 400 km. di strade bianche, oltre a ciclisti ed escursionisti, accolgono un crescente numero di veicoli a motore. Pur ritenendo controproducente l'intervento di asfaltatura di un tratto di strada militare (ci sono secondo noi metodi meno costosi e più efficaci per provuovere il territorio e non mancano le strade asfaltate su cui fare transitare il Giro), auspichiamo che questo consenta quantomeno di avviare un serio processo mirato ad individuare, per tutto il sistema della viabilità di alta montagna soluzioni di mobilità sostenibile in quanto ciò comporterebbe una serie di vantaggi che vanno dalla vivibilità dei paesi, alla qualità dell'offerta turistica ed eviterebbe di compromettere quell'enorme patrimonio naturale e culturale di cui la nostra montagna dispone. La situazione si fa purttroppo sempre più critica, non soltanto sulle strade militari che costeggiano lo spartiacque tra Valle Susa e Chisone, ma un pò in tutte le valli. Potrei citare, per rimanere nella provincia di Torino, la strada che porta alla conca del Prà in Val Pellice (intervengo per dire che tale strada non si tratta di strada ex-militare. Le strade militari - tronchi principali - della valle Pellice erano la Bobbio Pellice - Villanova che collegava Bobbio con la linea difensiva di Villanova e la Bobbio Pellice - Baracun che attaverso la Comba dei Carbonievi collegava le varie linee difensive previste a Ponte Pautas e ai colli Porsel e Baracun. Per completezza di informazione la Bobbio Pellice - Villanova è asfaltata dal 1960 così come il tratto che sale da Bobbio Pellice sino a Rifugio Barbara Lowrie) oppure la strada del Vallone della Ripa o del Vallone di Rochemolles per rimanere in alta Valle Susa, ma anche le tante strade che conducono alla testata delle valli, sui valichi o in località ad altra frequentazione come il Pian della Mussa (ma neppure questa è una strada militare :-))] o la Sacra di San Michele (questa, perdonatemi amici della CIPRA, ma cosa c'entra??? Conosco benissimo la strada in quanto è un mio percorso di allenamento ciclistico classico.. il colle Braida! La strada è abbastanza larga, esiste una regolamentazione festiva per cui la domenica vige il senso unico di marcia [salita da Avigliana e discesa a Giaveno e intorno al piazzale della Sacra sono stati pre-disposti vari parcheggi. Certamente in alcune giornate dell'anno la strada è frequentatissima da coloro che salgono a visitare uno dei monumenti più straordinari che possiede il Piemonte ma ricordo che la Sacra vive e si mantiene soprattutto sui proventi dei biglietti d'ingresso...). Situazioni di deregulation (il grassetto è nel documento, e io ne aprofitto per dire la mia.....Dunque il termine sul mio dizionario d'inglese datato 1972 non esiste... forse si è voluto copiare un termine tanto di voga in questo periodo: devolution (che sul mio vocabolario c'è). Proviamo a tradurre con: sregolatezza) consolidate nel tempo che diventano difficili da modificare. Situazioni di deregulation consolidate nel tempo che diventano difficili da modificare. Inutile negarlo: molti cittadini sono convinti che sia un diritto il potersi recare in ogni luogo con la vettura privata, la montagna è diventata una valvola di sfogo e le sue strade una sorta di autodromo d'alta quota. per non parlare di chi non si accontenta delle strade ma pretende di scorrazzare con moto, auto, quad e quant'altro per prati e sentieri. Qualcuno dovrà pur trovare il coraggio (impopolare) di porre un freno a tutto questo. Per affrontare l'argomento dei modelli di gestione bisogna partire da una considerazione fondamentale che riguarda la mobilità. Uno dei più elementari effetti che si verificano in ogni sistema di trasporto è che i risultati economici si verificano solamente laddove i mezzi di trasporto si fermano. E questo è un effetto che sia i politici che molti che si ritengono esperti di mobilità non considerano. Dovunque i mezzi di trasporto sono in movimento ci saranno effetti negativi e danni per l'ambiente; effetti negativi e danni che aumentano proporzionalmente alla velocità di spostamento. Quindi, per avere delle ricadute su territorio dal turismo è necessario che i turisti si fermino dove ci sono delle attività turistiche, nelle valli, nei paesi. E che non si limitino ad attraversare le valli ed i paesi per raggiungere il luogo panoramico (lasciando alle valli solo il tratto domenicale). Per non parlare di conflitti di fruizione che si avvertono fra automobilisti, motociclisti, ciclisti, escursionisti quando si trovano a condividere le stesse strade polverose o fangose. Dei conflitti con le attività agricole (parcheggio selvaggio nei prati, transito fuori strada) e dall'impatto ambientale (rumore, disturbo della fauna selvaica) e paesaggistico (la stessa presenza di auto, l'abbandono dei rifiuti). Si tratta di problemi noti che di certo non si risolvono con la sola asfaltatura. Su questo tipo di strade una possibilità di orientare il traffico consiste nell'imposizione di pedaggi. Tuttavia, l'esperienza dimostra che la soglia di accettazione per i pedaggi è molto elevata e l'importo da pagare non trattiene quasi nessuno dall'arrivare fino alla meta con il proprio mezzo. Può servire a far cassa per le amministrazioni che hanno in gestione la strada, ma non risolve il problema. La chiusura al traffico automobilistico, temporanea o continuativa, delle strade di montagna richiede la predisposizione di regolamentazioni adeguate al caso. Spesso bisogna pensare a offerte alternative di mobilità che possono prevedere la presenza di mezzi di trasporto pubblico o comunque diversi dall'auto privata come servizi navetta. Ma forse l'approccio più interessante, visto il contesto ambientale, in cui questa viabilità è inserita, potrebbe essere quello di individuare un <limite di carico> per una determinata strada e la conseguente determinazione del numero massimo di auto ammissibili e parallelamente l'istituzione di una tariffa di accesso per i veicoli ammessi (corrispondente non ad un pedaggio, ma ad una serie di possibili servizi offerti: dai parcheggi alle aree picnic). Stabilendo un numero chiuso si può controllare il flusso dei veicoli e consentire il mantenimento di un'offerta turistica legata a natura, tranquillità, qualità ambientale mentre l'eventuale tariffa d'uso si riallaccia alla necessità di coprire quei costi esterniu causati dal traffico degli autoveicoli che di norma ricadono sulla collettività. Resta evidente il fatto che in alcune situazioni può essere adottata l'opzione zero: chiusura totale al traffico privato.>. Per completare il reportage della giornata mi mancano, purtroppo, 2 interventi : quello di Mauro Carena, presidente della commissione legale e avvocato generale del CAI e avvocato della Presidenza del CAI dal 2001. Ex direttore del Parco Naturale Orsiera Rocciavré è attualmente vicesindaco di Moncenisio ricopre la carica di Presidente della Comunità Montana Alta Valle Susa. e quello di Vanda Bonarda, presidente di Legambiente Piemonte decisamente schierata contro l'asfaltatura. Nel caso leggessero questa pagina, li pregherei di mettersi in contatto con me via email [ovviamente se lo desiderano] o di inviarmi il testo del loro intervento...
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