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Le Strade dei Cannoni - Schede Tecniche |
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I colombi viaggiatori |
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All'inizio delle ostilità, nel giugno del 1940, il nostro esercito disponeva di una quarantina di colombaie fisse, con un totale di circa diecimila colombi, con il quale costituì la base per l'organizzazione delle reti colombofile messe a fianco delle altre reti di collegamento radio e a filo, nell'intento di assicurare l'importante servizio dei collegamenti in guerra. Sul fronte delle alpi occidentali si trovavano 7 colombaie fisse e 9 mobili. Vennero effettuati, presso le colombaie militari, esperimenti pratici di ogni specie per assicurarsi del recapito dei dispacci in circostanze anormali: in giorni di pioggia, di nebbia, di neve, di vento sfavorevole al volo dei colombi, attraversamento delle Alpi. Tali esperimenti pratici diedero per risultato costante che i colombi potevano normalmente prestare un servizio sicuro di corrispondenza aerea in ogni circostanza, meno però quando il suolo é coperto di neve, perché in tal caso il viaggiatore non ritornava, che da brevi distanze. Anche quando il freddo é intenso avvengono perdite maggiori nei viaggiatori, ma il servizio veniva assicurato coll'inviare un maggior numero di colombi portatori dello stesso dispaccio. La velocità risultava in media dai 50 ai 60 km all'ora calcolati in linea retta. Soltanto una parte delle colombaie fisse entrò in funzione all'inizio della guerra contro la Francia, fornendo i colombi alle truppe operanti per i pochi giorni in cui durò l'offensiva in tale settore. Nonostante le proibitive condizioni atmosferiche di quei giorni (pioggia e neve), i pochi colombi che vennero impiegati dalle truppe assolsero il loro compito. La Divisione AlpinaTaurinense impiegò 60 colombi di cui 52 rientrarono alla propria colombaia, muniti di messaggio. Con l'armistizio, le colombaie mobili si trasferirono in altre zone di radunata, mentre quelle fisse continuarono a tenersi a disposizione delle truppe dislocate lungo la frontiera. L'indirizzo del servizio delle colombaie militari era affidato all'ispettorato delle truppe del Genio e ogni colombaia dipendeva dalla direzione autonoma del Genio nel territorio di residenza. A ciascuna colombaia era addetto un sottufficiale colombicultore pratico della materia. In montagna, la corrispondenza con colombi veniva di massima destinata a surrogare i mezzi ordinari che venivano interrotti durante la guerra creando un collegamento alternativo fra le unità alpine ed i forti di sbarramento. Il servizio di corrispondenza aerea si otteneva per mezzo dell'istinto che i colombi hanno di far ritorno alla loro dimora. Per mettere in comunicazione fra di loro le 7 colombaie fisse presenti sulle Alpi Occidentali, vennero effettuati lo scambio vicendevole dei piccioni viaggiatori. Effettuato lo scambio, ciascuna colombaia inviò la corrispondenza alle altre piazze dando la libertà ai viaggiatori appartenenti alle colombaie della piazza con la quale si voleva corrispondere. I dispacci, del peso massimo di un grammo, erano scritti sopra striscie di carta di seta che venivano arrotolate inserite in un tubetto di penna d'oca e legate alle penne timoniere del volatile. Ogni dispaccio-colombo veniva normalmente trasmesso da 3 viaggiatori muniti ciascuno di una copia e durante il periodo bellico la lanciata dei colombi veniva effettuata ad un intervallo di mezz'ora l'uno dall'altro. Naturalmente era obbligatorio usare, per la compilazione del dispaccio, il cifrario dell'esercito. Per quanto riguarda le colombaie mobili, il trasporto dei viaggiatori veniva fatto in apposite gabbie, ove su cartellini esterni erano scrite le volute indicazioni; inoltre i colombi erano distiniti per colombaia e per sesso, cosa necessaria per evitare errori nella trasmissione dei dispacci-colombi, ed impedire che procreassero e si affezionassero in luoghi estranei alla colombaia. Nelle fermate di oltre 24 ore, i viaggiatori, sempre divisi per sesso, erano posti in camere asciutte, ventilate ed illuminate. Durante il tempo che i colombi erano fuori della colombaia, venivano talvolta spaventati con cenci o rumori, per far loro desiderare la primitiva dimora, ove venivano sempre trattati bene. Nel settembre 1943, dopo l'annuncio dell'armistizio, tutta l'organizzazione del servizio colombofilo nei vari scacchieri operativi si dissolse. Molte colombaie vennero distrutte, i materiali asportati e i documenti bruciati o dispersi. Si salvarono dalla completa distruzione solamente poche colombaie militari fisse delle alpi occidentali perché protette dai rispettivi titolari. Anche queste colombaie 'sopravissute' ebbero però vita breve : occupate dall'esercito tedesco durante la ritirata, con la cessazione delle operazioni militari, nel maggio 1945, vennero chiuse ed abbandonate. Fu consentito di lasciare in attività la sola colombaia militare di Roma, quale unico centro di addestramento per i genieri colombieri del ricostruendo esercito italiano.
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