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Le Strade dei Cannoni - Schede Tecniche |
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Le interruzioni stradali |
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Nelle operazioni militari, la rete delle comunicazioni aveva tale importanza da rendere necessario, in caso di ritirata, la predisposizione di difese in modo da privare l'avversario del suo libero impiego. A ciò si provvedeva con le interruzioni stradali e di opere d'arte che, rendendo difficile o addirittura impossibile il transito sulle comunicazioni stesse per un periodo più o meno lungo di tempo, miravano appunto a paralizzare i movimenti delle truppe nemiche e ad ostacolarne i rifornimenti. Prima regola di un'interruzione stradale é che la stessa potesse essere battuta efficacemente e con fuoco incrociato, da opere difensive permanenti in modo che il nemico, durante il tentativo di ripristino, potesse essere 'tempestato' di fuoco.Le operazioni necessarie per ottenere, mediante l'utilizzo di esplosivi, effetti di rottura, demolizione e distruzione su determinati oggetti, venivano denominati lavori da mina. Gli esplosivi venivano disposti in cariche, che potevano essere esterne all'oggetto, nel caso in cui si volesse distruggere oggettti di dimensioni relativamente piccole (alberi, tralicci, rotaie e opere metalliche in genere), oppure contenute in camera da mina, per la demolizione di opera in muratura o in roccia (ad esempio ponti e galleria). L'apprestamento delle mine richiedeva le seguenti operazioni :
Durante l'offensiva del 1940 contro la Francia, nessuna interruzione stradale venne effettuata. L'unico episodio di rilievo, riguardante le 'interruzioni stradali', fu il brillamento fortuito di una interruzione sulla rotabile del Monginevro presso la 'tagliata' stradale, fra le località di Cesana e Claviere, che causò un incidente con gravissime conseguenze. Ecco come si svolsero i fatti : Il caricamento della interruzione XV/2 fu eseguito nella notte del 25 maggio e nella giornata successiva in seguito ad ordine del Comando Settore operativo Monginevro. Il 26 il Comandante del battaglione minatori dispose perché fossero estratte le capsule delle cariche esterne applicate ai punti particolarmente sensibili (travate metalliche). Il Comando Genio d'Armata in data 1 giugno corrente indicò ai settori operativi, come norma precauzionale, che oltre a non innescare le cariche esterne delle travate metalliche dei ponti, si tenessero distaccate dai circuiti principali le derivazioni delle singole cariche delle camere da mina innescate ed intasate. Tale disposizione risulta non essere pervenuta al reparto minatori incaricato dell'interruzione di che trattasi. Alle ore 15,50 circa, un fulmine si abbattè sulla statale del Moncenisio nelle immediate vicinanze delle predisposte tagliate, determinando il brillamento delle sei cariche di tritolo (kg. 3,500) collocato in tre pezzi e cunicoli intervallati da 9 metri progettati per ottenere la distruzione della strada a mezza costa. I tre pezzi erano collegati al circuito elettrico principale ed al ramo principale di miccia detonante con doppio sistema di accensione, quindi perfettamente connessi fra loro. Le miccie ed i cordoncini correvano in galleria, più in basso, ma paralellamente al filo sotto piombo della illuminazione elettrica. Il ponte e le relative spalle, pur facendo parte della stessa interruzione, costituiva sistema indipendente della tagliata e per questo i circuiti ad esso relativi erano congiunti con gli altri. Da accertamenti é risultato che la linea elettrica sotto piombo é intatta e pertanto si deve scludere che il brillamento sia stato determinato da corrente indotta. Il fulmine si é scaricato nel pozzo 3 attraverso il palo metallico e che la terra bagnata abbia offerto una minore resistenza elettrica. La carica di tritolo del pozzo, scoppiando, ha provocato la detonazione aglia ltri fornelli tramite circuito detonante che li collegava. Il brillamento ha causato una interruzione della lunghezza di 35 metri ed una profondità variabile dai 6 ai 10 metri, interruzione riattata dal Genio con materiali di riempimento sufficiente al passaggio in un solo senso di veicoli di qualunque tipo. Si deplorano due vittime : un minatore della 7^ comapgnia, che lavorava nelle immediate vicinanze, intorno ad una postazione blindata per mitragliatrici ed un soldato del VII Settore G.a.F., che trovavasi sul versante opposto della valle ad una distanza di circa 200 metri in linea d'aria. Il brillamento é avvenuto per cause del tutto fortuite e non ravviso, pertanto, alcuna responsabilità." Nessuna responsabilità, ma il bilancio della tragedia si rivelò assai tragico : 2 morti - soldato Pavarin Nicola, del VII settore G.a.f. caposaldo Monginevro, che stava risalendo il sentiero che dal fondo della Piccola Dora porta all'opera 50 ed il geniere Penna Francesco, della 7^ compagnia minatori - e 9 feriti di cui 3 in maniera grave.
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