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Le Strade dei Cannoni - Schede Tecniche |
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Le trasmissioni nelle opere fortificate |
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Il sistema di comunicazione utilizzato dal Ministero della Guerra fino all'inizio del 1900 era formato da messaggi trasmessi tramite lampi di luce tradotti in codice Morse,. Per la trasmissione si disponeva di due tipi di apparecchi: l'eliografo o l'apparato diottrico da 0.20. La stazione eliografica, attraverso un sistema di specchi riflettenti di forma quadrata, convogliava i raggi luminosi del Sole in una feritoia diagonale, strettamente orientata nella direzione della stazione ricevente. La stazione diottrica invece, utilizzabile anche nelle ore notturne, impiegava comuni lampade a petrolio a fuoco fisso. In questo caso l'apparecchio disponeva di un riflettore parabolico e di una lente di grande diametro (80-100 mm) che consentivano di amplificare la debole luce emessa dalla sorgente. Il fascio di luce era interrotto da una persiana manovrabile mediante una leva. La stazione ricevente era invece dotata di cannocchiale a basso ingrandimento, sempre orientato nella direzione della trasmittente. Le lampade a petrolio furono più tardi sostituite da cannelli ossiacetilenici, da filamenti di magnesio ed infine dal più pratico arco voltaico elettrico, alimentato con appositi accumulatori.
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L' organizzazione dei collegamenti da predisporre nelle sistemazioni difensive permanenti doveva sempre prevedere la possibilità di comunicazioni rapide ed efficienti in modo che le opere appartenenti ad uno sbarramento difensivo potessero essere costantemente in collegamento fra di loro. La proposta di utilizzare il telefono per le comunicazioni fra le opere fu scartata, in quanto gli impianti telefonici non davano sufficienti garanzie. Infatti, anche interrando i cavi in prossimità delle opere difensive, il rischio di interruzione dei collegamenti causati da bombardamenti nemici era molto elevato. La fototelefonica permetteva, in assenza di fili e senza il rischio di intercettazioni o interferenze, di scambiare messaggi telefonici e telegrafici fra due punti visibili fra di loro. La stazione trasmittente trasformava le vibrazioni acustiche della voce in corrente elettrica e quindi in variazioni d'intensità un raggio luminoso che veniva inviato verso la stazione ricevente.La ricevente, per mezzo di una cellula fotoelettrica al cesio effettuava l'operazione inversa trasformando le variazioni di luce in onde sonore permettendo all'operatore in ascolto di sentire, tramite cuffia, il messaggio trasmesso. La voce del trasmittente giungeva con un'intonazione metallica, ma perfettamente comprensibile.La portata dell'apparecchio variava fra 1,5 e 7 Km. a seconda se la trasmissione avveniva in ore diurne o notturne. Il rovescio della medaglia era che, in caso di nebbia o foschia (condizione peraltro abbastanza normale in montagna), l'utilizzo del fototelefono era impossibile. Addirittura il maresciallo Badoglio, durante una sua ispezione alle fortificazioni del Moncenisio il 16 e 17 maggio 1940, nutriva forti perplessità sul buon funzionamento degli apparecchi fotofonici, soprattutto durante un'eventuale fase di combattimento e propose di sostituirli con impianti radio ad onde corte. <Le stazioni fotofoniche nelle opere presentano l'inconveniente che, in caso di azione, é prevedibile che non diano adeguato rendimento. E' già allo studio la sostituzione di esse con stazioni radiofoniche a onde corte.> Gli eventi stavano però per precipitare e la sua proposta non venne presa in seria considerazione. Un altro aspetto negativo era che, in caso di assalto diretto da parte di truppe nemiche all'opera, il foro della fotofonica rappresentava il canale ideale per gettare all'interno del bunker bombe a mano o a gas. Bisognava però fare i conti con la tecnologia del tempo che non permetteva molte alternative; la fototelefonica fu dunque l'apparecchio prescelto dall'ispettorato del genio per le comunicazioni esterne fra batterie e centri di fuoco facenti parte di uno sbarramento difensivo. Mentre per le stazioni radio non occorrevano particolari lavori al momento della costruzione delle opere fortificate, in quanto potevano essere ubicate in qualsiasi locale interno, i collegamenti fototelefonici necessitavano di predisposizioni particolari di cui bisognava tener conto sin dal progetto.
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Come ovvio, di fondamentale importanza erano i collegameti interni delle opere in caverna. Le opere di tipo 7000 erano talmente piccole che non avevano bisogno di apparecchiature specifiche ma i grossi centri di fuoco e le batterie dovevano essere munite di un sistema di trasmissione all'altezza. I sistemi di trasmissione utilizzati erano i tubi portavoce, dispositivi con indicatori luminosi o acustici e, nei casi delle opere con una lunga serie di cunicoli, una rete telefonica interna. Lo schema telefonico interno si basava su una centralina installata in un locale dedicato vicino alla postazione comando e i vari telefoni periferici trovavano posto in cabine afone installate nei pressi delle postazioni di tiro. Anche i collegamenti esterni fra le opere di uno stesso gruppo erano solitamente basati su linee telefoniche che però non davano sufficiente garanzia di funzionamento. I cavi che collegavano le varie opere venivano interrati e in caso di bombardamento la probabilità che questi cavi venissero colpiti e quindi resi inutilizzabili era assai alta.
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