Le Strade dei Cannoni - Schede Tecniche

Le zone di arresto

A partire dal 1939 il Ministero della Guerra varò un piano, definito 'Ultra Segreto', per la predisposizione delle zone di arresto, vale a dire strisce di terreno perpendicolari alle vie di facilitazione, disseminate di mine pronte ad esplodere in caso di invasione nemica.

Le mine utilizzate erano di due tipi :

1. Mine a strappo tipo B4.

 Le mine B4 andavano disposte ad una distanza media di metri 8 a linea spezzata. La mina veniva fissata mediante due cordicelle, di cui era munita, o ad un paletto o a una grossa pietra seminterrata o poco fuori terra, in modo che la parte convessa si trovasse rivolta verso la probabile direzione di provenienza del nemico. Gli spaghi si stendevano fissandoli ad arbusti o picchetti, posizionati lateralmente alla mina ed il tutto veniva mascherato opportunamente utilizzando la vegetazione del luogo. Mano a mano che venivano collocate le mine, l'ufficiale che comandava l'operazione aveva l'incarico di compilare una planimetria della zona riferendo la posizione di ogni mina prendendo a riferimento un punto ben visibile del terreno, detto 'punto base'. Durante l'impianto dello sbarramento venivano predisposti dei varchi, da chiudersi all'ultimo momento, naturalmente ben conosciuti da tutto il personale addetto all'impianto. L'ufficiale capo squadra designava inoltre i militari cosiddetti 'piloti', che avevano il compito di accompagnare i reparti che eventualmente avrebbero dovuto attraversare gli sbarramenti.

2. Mine a pressione B2

 Le mine venivano collocate a scacchiera ad una distanza media di metri 1, su una o più linee, intervallate in modo che il carro armato od altro mezzo di trasporto potesse attraversare lo sbarramento senza passare con un cingolo o una ruota sopra una mina. Le mine B2 andavano collocate entro buche e ricoperte dal materiale dello scavo, in modo che solamente uno strato di 3 o 4 centimetri ricoprisse la parte superiore dell'involucro. Le buche che contenevano le mine non dovevano avere i bordi verticali ma molto smussati, specie se ricavate nelle massicciate stradali. Anche per le mine a pressione veniva compilata la planimetria della zona e valevano le stesse norme prescritte per le mine a strappo.

In tempo di pace, la zona di arresto veniva predisposta con il posizionamento delle varie mine non attivate sul terreno. In caso di mobilitazione, una squadra di artieri della G.a.f., provvedeva alla sistemazione delle cariche di scoppio e alla messa in tensione dei percussori. Questa operazione richiedeva in media 8 ore di lavoro. Il valore impeditivo delle zone di arresto, inteso come tempo impiegato dal nemico per effettuare la delimitazione dello sbarramento e l'apertura di un varco, era calcolato in media di circa 10 ore, tenuto conto che, di norma lo sbarramento era prediposto in modo che non fosse possibile alcun aggiramento.La zona d'arresto doveva essere 'sorvegliata', secondo le norme diramate dal Ministero della Guerra, da almeno due opere difensive "perfettamente mimetizzate nel terreno" ubicate ai vertici della linea minata in modo che, con il loro fuoco incrociato sul terreno antistante allo sbarramento, impedissero all' eventuale invasore ogni possibilità di attraversamento.

 

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