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Le Strade dei Cannoni. Genesi della fortificazione permanente di frontiera in Italia all'epoca del fascismo: il Vallo Alpino. |
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Indice CirCircolare 200. Organizzazione difensiva permanente in montagna. 6 gennaio 1931 Circolare 800, Direttive per la organizzazione difensiva di zone boscose alla frontiera. 5 marzo 1931 Circolare 300. Aggiunte e varianti agli allegati alle circolari 200 e 800. 21 gennaio 1932 Circolare 450. Direttive per l'organizzazione della frontiera. 27 gennaio 1936 Regio decreto legge numero 833. La nascita della G.a.f. 28 aprile 1937 Circolare 7000. Appostamenti Pariani 10 maggio 1938 Circolare 15000. Le nuove tipologie di opere. 31 dicembre 1939 Circolare 1400. Autonomia e presidio delle opere. 16 febbraio 1940 Circolare 600. Postazioni per fucili mitragliatori . 24 marzo 1940 Circolare 3910. La difesa vicina delle opere 10 giugno 1940 Circolare 13500. Aggiunte e varianti alla circolare 15000. 14 agosto 1941 |
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Il primo documento ufficiale, contenente le direttive per la organizzazione difensiva permanente in montagna, fu la Circolare 200 emanata il 6 gennaio 1931 e redatta dal Ministero della Guerra, Comando del Regio Corpo di Stato Maggiore a firma del generale Bonzani Capo di Stato Maggiore dell'Esercito. Nel suo insieme il sistema difensivo comprendeva : - A - Una posizione di resistenza, appoggiata sui fianchi a zone di difficile percorribilità, che deve immaginarsi divisa in due parti parallele al suo andamento. Nella parte anteriore, profonda da 300 a 400 metri, s'intendeva stroncare l'attacco nemico esclusivamente col fuoco o, quanto meno, sottoporlo ad intensa azione logoratrice. Essa doveva perciò essere battuta colla massima intensità dal fuoco organizzato di tutte le armi della difesa ed in modo principale dai tiri incrociati dei centri di resistenza costruiti nella parte stessa. La disposizione di questi, sul terreno, doveva essere in grado di assicurare il reciproco appoggio dei centri di resistenza contigui ed evitare soluzioni di continuità nelle zone battute. Ogni centro doveva essere di minime dimensioni ed alla prova di tutti i calibri , il che consigliava di rinunziare, in massima, a torrette corazzate girevoli e di ricorrere, invece, a caverne o casamatte in calcestruzzo. Queste avevano feritoie ristrette al minimo e sottratte, per quanto possibile, ai tiri d'imbocco nemici. L'insieme dei centri di resistenza sopradetti costituiva la parte principale dell'ossatuta del sistema fortificato. Nella parte posteriore, profonda 500-600 metri, si dovevano posizionare altre mitragliatrici con azione sulla parte anteriore ed organizzare l'azione diretta della nostra fanteria per ricacciare, col fuoco e col contrattacco, quella nemica che fosse riuscita a superare la parte antistante. Le opere permanenti, da costruire sin dal tempo di pace in questa parte, consistevano in postazioni protette per mitragliatrici pesanti, collegate, mediante pozzi o camminamenti, a ricoveri alla prova per il personale, di limitate dimensioni e con facili uscite. L'ossatura permanente di questa zona era completata con osservatori, ostacoli passivi e collegamenti necessari per comandare tutta l'organizzazione predisposta. - B - Una zona di schieramento a tergo della posizione di resistenza ove si schieravano la massa delle artiglierie della difesa e le truppe di fanteria destinate ad alimentare e sostenere la difesa nella posizione di resistenza. Le opere permanenti, da costruite in questa zona, consistevano in postazioni allo scoperto per artiglierie con relativi accessi, ricoveri per serventi e riservette munizioni, sbancamenti, caverne, e, quando necessario, ricoveri per truppe di fanteria, osservatori, strade e collegamenti principali. - C - Una zona di sicurezza antistante, dove l'azione delle nostre truppe era limitata a mantenere, nei primi momenti dell'attacco, il contatto col nemico, sorvegliarne i movimenti e rallentarne l'avanzata con azioni di fuoco e con ostacoli passivi. Le opere permanenti, erano ammesso soloi per le interruzioni stradali ed agli ostacoli passivi contro i carri armati; eccezionalmente poteva essere costituita qualche opera permanente attiva. I criteri informativi della organizzazione della posizione di resistenza permanente potevano riassumersi nei seguenti concetti : battere tutta la parte anteriore della posizione di resistenza con tiri fiancheggianti di mitragliatrici pesanti, riunite in centri di resistenza alla prova dei grossi calibri; fiancheggiare i centri di resistenza con artiglierie campali anch'esse in postazioni alla prova dei grossi calibri; battere il terreno della posizione di resistenza compreso fra il margine anteriore e quello posteriore con tiri frontali di mitragliatrici pesanti poste nella parte posteriore della posizione di resistenza stessa; proteggere le truppe di contrattacco in ricoveri resistenti ai grossi calibri.
Di conseguenza vennero preventivati i seguenti tipi di opere permanenti : - centri di resistenza alla prova di tutti i calibri (in caverna o in calcestruzzo) comprendenti due o più mitragliatrici pesanti ed aventi un ricovero per il personale; - batterie di artiglieria alla prova di tutti i calibri (in caverna) comprendenti al massimo quattro pezzi in casamatta, un osservatorio e ricoveri per l'intera batteria; - appostamenti per mitragliatrici in caverna, oppure in calcestruzzo con ricovero per i serventi, ed appostamenti per mitragliatrice allo scoperto, con ricovero in caverna o in calcestruzzo; Non vennero progettate specifiche mitragliatrici per i centri di fuoco, ma vennero impiegate le normali armi in dotazione alla fanteria. Esse venivano collocate in feritoie protette da piastre metalliche (6 modelli diversi con spessore variabile fra 70 e 220 mm.), oppure in cupole corazzate prodotte dalla Fiat o dalla Falk. L'armamento dei centri di fuoco era completato con artiglieria anticarro avente il compito di battere le zone d'infiltrazione dei carri armati dove non era facile ottenere il completo arresto con le opere passive. Il tipo di cannone prescelto per tale scopo fu il 57/43 della Regia Marina con affusti a candeliere che costrinse i progettisti delle opere a studiare un' apposita piastra metallica di rinforzo della casamatta di calcestruzzo. Le batterie in caverna erano invece armate generalmente col cannone da 75/27 modello 906, tuttavia in 5 batterie di grande importanza strategica venne utilizzato l'obice da 100/17.
A completamento della Circolare 200, venne emanata, il 5 marzo 1931, la Circolare 800, incentrata sulle Direttive per la organizzazione difensiva di zone boscose alla frontiera. L'organizzazione della zona di sicurezza tendeva a sfruttare al massimo l'ostacolo passivo rappresentato dal bosco con sottobosco. Comprendeva : - un reticolato speditivo lungo il suo margine anteriore; appostamenti per vedette e per squadre di fucilieri o mitragliatrici; - baracche e ricoveri di circostanza per squadre e per plotoni a ridosso di doline e di avvallementi; - piste, segni convenzionali o tabelle indicatrici, collegamenti.
Il 21 gennaio 1932 fu diramata la Circolare 300 avente per oggetto <Aggiunte e varianti agli allegati alle circolare del Comando del Corpo di S.M. n. 200 in data 6 gennaio 1931 e n. 800 in data 5 marzo 1931>.La circolare era incentrata su alcune innovazioni costruttive delle opere difensive, come ad esempio il mascheramento delle opere, l'impianto di ventilazione da adottare all'interno delle opere e l'utilizzo delle corazzature frontali (piastra scudata e in tre parti). Vennero inoltre introdotte nuove particolari postazioni per mitragliatrici : due tipi di casematte metalliche fisse ed una torretta metallica.Venne abbandonata l'installazione del 75/27 in casamatta in calcestruzzo a cannoniera minima.
Le fortificazioni del vallo Alpino vennero affidate ad un reparto specializzato denominato Guardia alla Frontiera (G.a.F.), corpo che venne riconosciuto ufficialmente il 28 aprile 1937 con il regio decreto legge numero 833 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale numero 139 del 17 giugno 1937. Il decreto ebbe effetto retroattivo di due anni in quanto, come data di inizio vigore, riportava il 20 dicembre 1934. Il loro motto era : 'Dei Sacri Confini Guardia Sicura'. <Ritenuta la necessità urgente ed assoluta di rendere le grandi unità del Regio esercito interamente disponibili per le operazioni e di assicurare, d'altra parte, in ogni eventualità, l'immediata ed efficace difesa delle frontiere affidandola ad uno speciale corpo di nuova istituzione; Abbiamo decretato e decretiamo : Art. 1 E' istituito uno speciale corpo del Regio esercito denominato <Guardia alla Frontiera>. Art. 2 La Guardia alla Frontiera é ordinata in settori di copertura retti da generali di brigata o da colonnelli. Ciascun settore di copertura comprende un numero vario di unità minori. Per ciascun settore di copertura, di massima, esiste un deposito territoriale. Art. 3 Gli ufficiali e i sottufficiali assegnati alla Guardia alla Frontiera sono compresi negli organici degli ufficiali e dei sottufficiali delle varie armi (esclusa quella dei Carabinieri Reali). Art. 4 La ripartizione del personale fra i vari enti della Guardi alla Frontiera é stabilita dal Ministro per la guerra con apposite tabelle graduali e numeriche. Il presente decreto, che avrà vigore da 20 dicembre 1934 XIII, sarà presentato al Parlamento per la sua conversione in legge.>
Il 27 gennaio 1936 fu distribuita a tutti gli enti militari la Circolare 450 contenente le 'Direttive per l'organizzazione della frontiera'.La copertura aveva per scopo quello diparare le eventuali offese nemiche durante il periodo della mobilitazione e della radunata; agevolare, là dove prevista, la nostra azione offensiva assicurandone gli sbocchi oltre la frontiera. Doveva essere in grado di entrare in azione al primo cenno per premunirci, in qualsiasi momento, da eventuali sorprese; consentire la disponibilità delle Grandi Unità per concentrarle là dove si vuole agire. La fascia di frontiera è articolata in settori di copertura che costituiscono gli elementi fondamentali della copertura. Ogni settore di copertura era composto da comando, truppe e servizi ed é, a sua volta, articolato in sottosettori di copertura. I settori comprendevano un certo numero di caposaldi. I caposaldi erano a loro volta costituiti da centri le cui postazioni erano presidiate da nuclei. Il comando di settore era retto da un colonnello, I presidi delle opere difensive erano costituiti dai reparti della Guardia alla Frontiera che costituivano il fulcro dello schieramento di copertura: il loro compito era di resistere sul posto ad oltranza, anche se superati od accerchiati da infiltrazioni nemiche. La loro azione era integrata e completata dall'impiego dei mezzi di rinforzo e compagnie mitragliatrici ed artiglierie da posizione. I caposaldi erano formati da : - centri di fuoco o appostamenti protetti, armati di mitragliatrici numerose e con settori ampiamente sovrapposti, ed eventualmente di pezzi anti carro; - postazioni per armi fuori dai centri e degli appostamenti protetti (armi supplementari) ad integrazione - ove occorra - dell'azione di fuoco degli elementi difensivi predetti; - casermette ricovero, per il presidio di sicurezza, le armi e le dotazioni necessarie a rendere autonomo per un tempo prestabilito il caposaldo; - caverne ricovero per nuclei di contrassalto; - comunicazioni tra i diversi elementi costitutivi costituite da piste, strade defilate e camminamenti coperti; - ostacoli vari. La sistemazione difensiva di frontiera venne suddivisa su due sistemi : il 1° ed il 2° sistema, con funzioni sensibilmente distinte. Il 1° sistema difensivo doveva assicurare l'integrità della copertura e valorizzare le nostre possibilità di sbocco offensivo oltre frontiera e la sua organizzazione era il più possibile aderente alla linea di confine. Il 2° sistema difensivo aveva il compito di consentire di contenere e localizzare un successo nemico che avesse profondamente intaccato il 1° sistema e costituire la base di partenza per lo sviluppo di azioni controffensive intese a stroncare il successo avversario ed a ripristinare le posizioni perdute sul confine.
Nel 1938, per aggiungere profondità al sistema difensivo, venne diramata la Circolare 7000, grazie alla quale si dava avvio alla realizzazione di una serie di postazioni monoblocco in calcestruzzo per una o due armi di veloce costruzione e soprattutto di basso costo. Per la loro protezione al piccolo e medio calibro ci si affidava al diradamento, al mascheramento e al defilamento dei blocchi. Queste postazioni vengono ricordate anche come <Appostamenti Pariani> dal nome del Capo di Stato maggiore che firmò la circolare.Per le postazioni semplici tipo 7000, specie se con limitata grossezza di parete (resistenti a schegge o al piccolo calibro) ed in cui perciò l'ampiezza delle feritoie é piccola, per ragioni di economia ed autarchiche, fu deciso di fare a meno di piastre di corazzatura.
Nell'agosto del 1939 il Ministero della Guerra fu preso dalla fretta di vedere completata la sistemazione difensiva della frontiera italo francese. La parola d'ordine era : 'chiudere subito ogni valico di accesso al suolo della Patria' e la data fissata per terminare i lavori in corso il 30 settembre 1939. Era una situazione paradossale; molti cantieri erano in grave ritardo sul programma prefissato o addirittura fermi, in attesa della concessione degli assegni da parte delle Superiori Autorità. La circolare 23242 del 21 agosto 1939, firmata dal ministro Dall'Ora, confermò l'urgenza di completare tutte le costruzioni necessarie per il pieno funzionamento di ciascuna organizzazione difensiva. Per quei lavori che non fosse umanamente possibile l'ultimazione entro il 30 settembre p.v. bisognava prevedere la possibilità esecutiva per la prosecuzione nella stagione invernale fino a completa ultimazione tenendo presente che nessuna difficoltà era ritenuta insuperabile <quando le questioni vengono tempestivamente e razionalmente studiate in relazione alla meta suprema da raggiungere.> Cito il caso della batteria 'Tre Croci' a Bardonecchia, iniziata nel dicembre 1937 e proseguita ininterrottamente fino al completamento indipendentemente dall'alta quota e dalle difficoltà di ogni genere dell'inverno alpino (neve, valanghe, slavine, temperatura sotto zero, etc.). Pur di accelerare i lavori vennero presi i seguenti provvedimenti : maggiorazioni salariali alle maestranze da considerare scalari, partendo da un minimo del 10% per il mese di settembre fino a giungere al 30% per i mesi di dicembre, gennaio e febbraio; eventuali necessità di concorso alle imprese per vestiario ed equipaggiamento operai per alta montagna; eventuali compensi alle imprese per attrezzature invernali e cantieri. <I mezzi straordinariamente potenti ed efficaci messi a disposizioni da questo Ministero unita all'abituale ben nota fermezza d'animo, spirito di sacrificio, iniziativa e valore tecnico, varranno indubbiamente a raggiungere lo scopo supremo prefisso : chiudere subito ogni valico di accesso al suolo della Patria>. Nonostante i potenti ed efficaci mezzi messi a disposizione dal Ministero e lo spirito di abnegazione dei militari appartenenti ai vari 'uffici delle fortificazioni', lo Stato Maggiore era insoddisfatto e temeva che il Vallo Alpino non fosse sufficientemente robusto. A tal proposito, alla fine del 1939, lo Stato Maggiore decise di rivedere completamente la struttura del sistema difensivo. Il risultato di questi studi fu la Circolare 15000, emanata il 31 dicembre 1939 a firma del Capo di Stato Maggiore dell'Esercito Rodolfo Graziani, e contenente i nuovi criteri su cui si sarebbe dovuta ispirare la nostra fortificazione permanente alla frontiera alpina. Vennero distinte principalmente tre tipologie di opere difensive : Opera grossa : La tipologia di quest'opera, studiata appositamente per rinforzare la terza linea difensiva, prevedeva almeno 5 postazioni di fuoco, armate con mitragliatrici, con pezzi anticarro o eventualmente mortai, con lanciafiamme e con pezzi di artiglieria di piccolo calibro, collegate fra loro e con i locali di servizio generale a mezzo di cunicoli in caverna o protetti. La protezione doveva essere sempre prevista ai grossi calibri ed il comando era sempre retto da ufficiale. Le trasmissioni interne tra comandante e postazioni avvenivano tramite telefono, portavoce, mezzi di segnalazione acustica e ottica. Le trasmissioni esterne invece avvenivano tramite telefono in cavo interrato e stazione radio telegrafica o fotofonica. L'opera doveva essere completa di tutti gli allestimenti interni, tali da consentire la vita e l'azione del presidio anche sotto i tiri prolungati o in caso di accerchiamento. Opera media : Principalmente impiegata nella seconda linea difensiva, l'opera media era munita da 2 a 4 postazioni (per mitragliatrice - pezzi anticarro - eventualmente mortai, lanciafiamme), collegate fra loro e con i locali di servizio generale a mezzo di cunicoli in caverna o protetti. La protezione era al medio calibro., mentre il comando era retto da un ufficiale o un sottoufficiale. I mezzi di trasmissione e le capacità logistiche erano analoghi a quelli dell'opera grossa. Opera piccola : Si trattava di un adeguamento alle opere monoblocco di tipo 7000 essendo previste due, eventualmente una, postazioni (per mitragliatrice - pezzi anticarro). La protezione era al piccolo calibro ed il comando poteva essere retto da un graduato truppa o da un sottoufficiale. L'osservazione avveniva attraverso le feritoie. Non erano previste trasmissioni interne e le trasmissioni esterne avvenivano tramite telefono in cavo interrato e stazione radio telegrafica o fotofonica. L'opera era priva di allestimenti interni e di regola era previsto che il presidio la occupasse solo in vista del combattimento. Con l'avvento della circolare 15000 venne definito anche il 3° sistema difensivo formato principalmente da opere grosse con il compito di proteggere il fondo delle valli a monte di centri abitati strategicamente importanti. Per talune direttrici, come ad esempio la Valle di Susa, venne pensato perfino un 4° sistema difensivo da costruirsi all'altezza di Bussoleno.
Nei mesi successivi, a completamento della direttiva 15.000, il Ministero della Guerra emanò tutta una serie di circolari specifiche, delle quali riportiamo le più importanti. Si incomincia con la circolare 1400, emanata il 16 febbraio 1940 ed intitolata 'Autonomia e presidio delle opere'. L'autonomia era considerata in diretto rapporto alle funzioni affidate alle singole opere ed al tipo delle sistemazioni di cui fanno parte,in relazione all'importanza e manovrabilità del terreno. Pertanto come dati orientativi : nelle opere grosse si doveva assicurare viveri, acqua, etc. per una autonomia di 10 giorni; nelle opere medie viveri, acqua, etc. una autonomia di 5 giorni e nelle opere piccole viveri, acqua, etc. una autonomia di 2 giorni
Il 24 marzo 1940 fu diramata la circolare 600 avente per oggetto : 'Postazioni per fucili mitragliatori'. L'impiego dei fucili mitragliatori nelle opere era previsto per la difesa degli accessi, la difesa vicina del fronte di gola e gli osservatori attivi. La sopradescritta difesa veniva attuata mediante la costruzione di caponiere e porte garitte. I settori di tiro e il numero delle feritoie erano invece da fissarsi in relazione agli obiettivi. Nel caso di una postazione con una sola arma e più feritoie, la dimensione interna di metri 1,50 poteva essere ridotta a metri 1,20. Trattandosi di postazioni di limitate dimensioni, da ubicarsi sul rovescio delle postazioni, non occorreva prevedere impiego di materiale di corazzatura.
Particolarmente importante fu la circolare 3910 riguardante la 'Difesa vicina delle opere' ed in cui si parla, dello studio, da parte dei tecnici del Genio, di dotare le opere difensive di armi lanciafiamme.La difesa vicina doveva potersi esercitare nei riguardi degli ingressi, e, quando l'accessibilità del terreno lo rendeva necessario, anche nei riguardi delle feritoie e del disopra delle opere. Ingressi. Si riteneva sufficiente l'azione di fucili mitragliatori attraverso apposite caponiere, come prescritto dalla circolare 600. Feritoie delle armi. Qualora non fosse possibile il fiancheggiamento tra le armi di una stessa opera, si doveva prevedere, nella generalità dei casi, una piccola postazione per fucile mitragliatore con azione fiancheggiante rispetto alle feritoie anzidette. Disopra delle opere. Di norma con fucili mitragliatori attraverso le feritoie degli osservatori. Qualora ciò non fosse possibile si doveva agire: in terreni accidentati a forte pendenza prevedere una piccola postazione incassata nel terreno a quota di poco superiore di quella del cielo delle opere da difendere; in terreni pianeggianti prevedere possibilmente una torretta metallica.. Le feritoie delle armi per la difesa vicina dovevano essere di dimensioni minime per diminuire le possibilità di imbocco. Lanciafiamme. Non fu escluso l'impiego sia dal cielo dell'opera, sia da feritoie fiancheggianti.
All'inizio del conflitto con la Francia la situazione del Vallo Alpino venne esattamente fotografata dal capo di Stato Maggiore Badoglio, il quale relazionò a Mussolini l'ispezione compiuta alla sistemazione difensiva del Moncenisio. La relazione era quindi focalizzata su una zona ben precisa, ma assolutamente estensibile a tutto l'arco alpino. <Allo stato attuale non vi é veramente efficiente che parte del 1° sistema difensivo e tutto il resto é in costruzione. Ho detto che non credo alle date di ultimazione affermate perché sono condite di troppi ma e di troppi se.Se all'impresa non manca il cemento, se alla medesima non vengono requisiti i mezzi di trasporto, se ci verrà dato il cavo telefonico, se ci saranno i gruppi elettrogeni, se avremo gli specialisti per farli funzionare, se il commissariato emigrazione interna ci darà realmente cementisti e non barbieri e gelatieri disoccupati.> Il 4 luglio 1940 il Ministero della Guerra - Direzione Generale del Genio comunicò, con lettera segreta, al Ministro della difesa che i lavori di fortificazioni sulle Alpi si sarebbero momentaneamente interrotti per un 'adeguamento criteri fortificatori attualmente seguiti'. Un particolare interessante di questa lettera è che, caso raro nella documentazione ufficiale militare, il sistema difensivo alpino viene chiamato Vallo Alpino del Littorio. I lavori difensivi del programma 1940 rappresentano un ammontare finanziario imponente e comprendono gli elementi più importanti dei tre sistemi costituenti il Vallo Alpino del Littorio.Di questi lavori, una metà sono già iniziati, altri sono appaltati e non iniziati in attesa delle decisioni dello Stato Maggiore, ed altri infine non sono stati neppure appaltati essendo ancora in corso i relativi studi e picchettamenti. Sta di fatto che tutti i lavori di che trattasi seguono criteri che, se non possono chiamarsi sorpassati, non sono neppure da considerarsi adeguati alle risultanze delle operazioni testé eseguite in Francia e culminate, fra l'altro, con la caduta della Linea Maginot. L'esame dell'attuale stato delle opere di tale linea, particolarmente nella parte montuosa, deve fornire certamente elementi precisi per un aggiornamento dei criteri informativi della fortificazione permanente.E' conveniente ed opportuno l'invio sui luoghi più interessanti della predetta Linea Maginot, di un gruppo di ufficiali di Stato Maggiore e del Genio scelti fra quelli di maggiore competenza preposti alla organizzazione difensiva, onde far esaminare sul posto quanto è effettivamente avvenuto per trarne conseguenze ed insegnamenti per l'avvenire.Nel frattempo, questa Direzione è del parere che l'esecuzione dei lavori non ancora iniziati venga temporaneamente ritardata, su tutte le frontiere, in attesa dei risultati dell'esame proposto e delle conclusioni a cui è necessario arrivare per aggiornare i criteri fortificatori attualmente seguiti. |
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I tempi di preparazione furono piuttosto lunghi, ma finalmente, il 19 luglio 1941 il Comando del Corpo d'Armata territoriale di Wiesbaden organizzò una visita al settore della Saar della Linea Maginot. A tale visita parteciparono il Colonnello Mancinelli, capo della Delegazione italiana presso la Commissione tedesca di Armistizio.Naturalmente il colonnello Mancini fece un'ampia relazione di quello che vide e sentì. In sintesi la relazione evidenziava che lo scopo della visita era quello di fornite un quadro dello sfondamento compiuto dalla 1^ armata germanica in quel settore della Linea Maginot, facendo osservare, nel particolare, gli effetti del tiro tedesco su alcune opere e facendo ricostruire, talvolta dalla viva voce degli stessi protagonisti, gli episodi della battaglia; I punti evidenziati , a seguito della battaglia del giugno 1940 nel settore della Saar erano L'attacco è stato sferrato quando già la 16^ armata tedesca, cadute Sedan e Montmedy, minacciava di aggiramento la piazza di Metz ed il corpo corazzato di Guderian era giunto a Besancon; Il giorno 14 giugno il comando francese, ritenendo forse che i tedeschi non avrebbero osato attaccare frontalmente la Maginot e spinto dalla necessità di racimolare riserve, aveva ritirato da quel settore tutte le forze mobili e quasi tutte le artiglierie. Le opere della Maginot erano così lasciate prive di ogni reazione manovrata e - per la loro costituzione ed ubicazione - non in grado, generalmente, di appoggiarsi reciprocamente col loro fuoco; Nella notte sul 15 il comando francese ordinava di ritirare dalle opere i 2/3 delle guarnigioni per quanto i tedeschi, nell'attacco del giorno 14, non avessero avuto sensibili successi. Copia dell'ordine cadeva in mano ai tedeschi i quali potevano così cambiare l'ordine di attacco per il giorno successivo.Il comando tedesco aveva scelto come settore d'attacco la cortina a Sud di Saarbrucken - Saargemund. Ciò perché in tale zona i francesi avevano limitata la fortificazione ad opere medie e piccole;
I procedimenti dell'attacco erano stati i seguenti :
I tedeschi, mentre riconoscettero il valore intrinseco delle opere francesi, la loro opportuna ubicazione sul terreno e la perfezione tecnica degli impianti (eccezion fatta per quelli di areazione risultati difettosi), ma mossero al sistema Maginot le seguenti critiche 1) Antieconomico: per l'elevatissimo costo; per la sproporzione fra personale combattente e dei servizi (100 ai servizi ogni 10 combattenti); per la sproporzione tra la grandiosità degli impianti ed il valore intrinseco dell'armamento, quasi tutto orientato alla difesa vicina. 2) Caverne ricovero troppo grandi e comode, tali cioè da indurre troppo facilmente gli uomini a lasciare i loro posti di combattimento per rifugiarvisi. 3) Insufficiente azione di rovescio delle opere e loro difettosa ubicazione rispetto al terreno retrostante. 4) Difesa immediata spesso affidata a forze ed artiglierie mobili, per cui, mancando le prime, le opere - che difficilmente possono appoggiarsi a vicenda - restano isolate ed impotenti contro attaccanti che si ridossino alle opere stesse, in angolo morto.
Il risultato di questa visita alla Maginot <violata> fu la Circolare 13500 del 14 agosto 1941, firmata dal generale Roatta, con la quale si cercava di porre rimedio alle manchevolezze del sistema difensivo italiano in base alle esperienze subite dai francesi. Si reputò necessario che le opere in costruzione e quelle ancora in progetto venissero dotate di piastre a chiusura ermetica per mitragliatrici, di postazioni per mortai per eliminare al massimo le zone non battute (è allo studio una particolare installazione del mortaio da 81 ad angolo fisso), di postazioni per fucili mitragliatori e lanciafiamme destinati al fiancheggiamento delle feritoie, di fossi diamante agli ingressi e davanti alle feritoie e cannoniere, di caditoie di bombe a mano per la difesa dei fossi di cui sopra ed il terreno immediatamente circostante all'opera stessa, di lanciafiamme ad azione circolare per la difesa del tetto delle opere.Fu altresì reputato necessario dotare le opere difensive previste a più piani, di montacarichi, per collegare i depositi di munizioni ricavati nei piani inferiori con le casamatte ove sono posizionate le artiglierie. Le installazioni di queste nuove funzionalità vennero previste in particolare nel terzo sistema difensivo, in piena costruzione negli anni 1941 e 1942, ma dato che questa linea rimase largamente incompiuta, poche di queste innovazioni possono essere rinvenute nelle varie opere tipo 15.000 le cui vestigia sono ancora presenti sul terreno. Nel 1942 gli Alti Comandi s'interrogarono angosciati sul futuro della guerra e sulla effettiva necessità, vista la cronica mancanza di materie prime e di denaro, di continuare a costruire il Vallo Alpino. Il 16 agosto 1942 il Comando Supremo fece richiesta al capo di Stato maggiore Esercito, generale Ambrosio, di preparare una 'Relazione sullo stato della fortificazione e sui lavori sinora eseguiti alle frontiere terrestri'. Il documento arrivò sui tavoli degli Alti Comandi soltanto il 3 ottobre 1942. - A - COMPLESSO DEI LAVORI ESEGUITI Lavori difensivi sull'intera frontiera : · sono state ultimate 1475 opere difensive prevalentemente del tipo piccolo e medio (armamento da 1 a 4 mitragliatrici), più raramente del tipo delle cosiddette opere grosse comprendenti 5 o più postazioni, talora anche artiglierie. Sono anche terminate circa 700 casermette difensive e ricoveri attivi; · sono in corso di costruzione circa 450 opere ed una sessantina fra casermette e ricoveri. Tali lavori sono ora sospesi o ridotti per mancanza di materie prime e di mano d'opera; · sono progettati oltre 1400 tra opere, casermette e ricoveri per la maggior parte relativi alla frontiera germanica. Lavori stradali. La rete stradale militare ha avuto a tutte le frontiere un largo sviluppo. Solo negli ultimi due anni sono stati ultimati circa 700 Km. di strade ed altri 500 sono tuttora in corso a ritmo molto rallentato per le ragioni già sopra dette. - B - GRADO DI EFFICIENZA RAGGIUNTO DALLA SISTEMAZIONE DIFENSIVA Frontiera occidentale. I lavori furono iniziati nel 1930 con l'intento di creare un sistema difensivo aderente alla frontiera (1° sistema difensivo), quale appoggi alla copertura, ed allo schieramento difensivo delle Grandi Unità. Sorsero così alcuni sbarramenti ai colli principali ed alle zone di facilitazione, costituiti da opere generalmente piccole e medie, armate nella maggior parte con mitragliatrici, concepite per azione di fuoco essenzialmente fiancheggiante. Scarsezza delle assegnazioni finanziarie, sospensioni e riprese dei lavori, varianti ed incertezze nei criteri tattico - tecnici della fortificazione rallentarono ed infirmarono il progresso della sistemazione. Nel 1938 il ritmo dei lavori sul 1° sistema difensivo fu intensificato e furono meglio definiti i concetti base della sistemazione difensiva. Fu inoltre impostato un 2° sistema difensivo, a 5 - 10 Km. dal 1°, costituito da capisaldi e sbarramenti di fondo valle per fornire appoggio allo schieramento e manovra delle Grandi Unità di 2^ schiera; e successivamente un 3° sistema, inteso a conferire profondità alla complessa sistemazione, e a sbarrare la confluenza delle direttrici più importanti. Attualmente : · il 1° sistema può dirsi pressoché completo, costituendo una fascia di resistenza, abbastanza profonda e idealmente continua (dove mancano le opere la continuità è assicurata dall'ostacolo offerto dall'alta montagna). Difetta nella difesa controcarro, attiva e passiva, nella difesa vicina contro i guastatori, nella potenza dell'armamento. Può ritenersi tuttavia fornito di un sufficiente grado di efficienza, tenuto conto dell'asprezza dell'ambiente fisico; · il 2° sistema è largamente incompleto, in quanto molti degli sbarramenti di fondo valle non sono sufficientemente estesi alle ali. Le maggiori deficienze si riscontrano : nello sbarramento di San Desiderio Terme (Val d'Aosta), al Moncenisio, al Sestrière e sulle Alpi Marittime; · il 3° sistema è ancor più incompleto, specie in taluni degli sbarramenti di maggiore importanza : Val Susa - Valle Stura di Demonte - Val Vermenagna. E' inconsistente in corrispondenza delle Alpi Marittime. Frontiera settentrionale. a. Svizzera Sono progettati sbarramento a cavallo delle principali direttrici, ma soltanto per quella del Sempione sono iniziati alcuni lavori. b. Germanica Prima dell'annessione all'Austria, e in dipendenza degli intendimenti operativi, erano stati costruiti pochi capisaldi avanzati, di consistenza assai modesta, tendenti ad assicurare sbocchi per operazioni offensive. Soltanto alla fine del '39 fu iniziata una vera sistemazione difensiva, con notevole larghezza di mezzi ed ampiezza di vedute. Progettati dapprima tre sistemi difensivi con funzioni analoghe a quelle previste per la frontiera ovest, fu poi stabilito di concentrare mezzi e attività lavorativa sopra un solo sistema risultante dalla fusione dei tratti più progrediti del I e del II, conservando inoltre un complesso di sbarramenti arretrati con funzioni di sicurezza.Il sistema difensivo ora considerato consta di un complesso di sbarramenti quasi tutti incompleti per insufficiente estensione delle ali: alcune direttrici inoltre (ad esempio Rombo - Giovo, Val di Vizzé, Valle Aurina, Val Riva, Valli Chiarsò, Aupa, Roccolana) sono del tutto aperte, essendo i relativi sbarramenti o appena iniziati, o soltanto progettati. Ancora più incompleto é il sistema degli sbarramenti arretrati, dei quali solo quello di "Sud Bolzano" ed il complesso di quelli della Carnia presentano una discreta efficienza. Nei particolari costruttivi le opere di questa frontiera sono più spesso del tipo medio e grosso, e constano di un armamento più potente rispetto alla frontiera ovest: gli sbarramenti difettano peraltro anch'essi nella difesa controcarro ed in quella vicina. Frontiera orientale La sistemazione difensiva, iniziata nel 1930, risente dei presupposti operativi offensivi nei riguardi della Jugoslavia. E' basata sul criterio di sbarrare le strade, affidando alla difesa mobile le cortine interposte in terreno fittamente boscoso. Consta pertanto di piccoli sbarramenti stradali, costituiti da opere nella maggior parte piccole e medie, scarsamente armate e protette. Nelle zone di facilitazione tali sbarramenti furono poi estesi, o collegati fra loro con sottili cortine: ma il sistema difensivo così risultante difetta di profondità e di potenza. Manchevole inoltre la difesa controcarri attiva e passiva, la difesa vicina e l'azione frontale. Tale é il 1° sistema, sorto in prossimità del confine e comprendente la sistemazione (incompleta) dell'ex saliente fiumano. Il 2° sistema é naturalmente ancora più incompleto: quasi inesistente a nord di Tolmino, non comprende nella parte meridionale che pochi modesti sbarramenti. Nel complesso le direttrici i cui sbarramenti hanno minore efficienza sono : · quella che dal Varci di Nauporto conduce per Aidussina a Gorizia; · quella di Postumia - passo do Prevallo - Trieste; · quelle che da monte Nevoso ed il mare convergono su Trieste. - C - CONCLUSIONE I caratteri e l'efficienza del Vallo fortificato alpino, come risulta dalla precedente esposizione, sono molto diversi da frontiera a frontiera. Le cause di ciò risiedono nella scarsità dei mezzi complessivi impegnati, in qualche incertezza dei concetti tattici e costruttivi posti a base della sistemazione e nel diverso impulso che nei diversi periodi è stato possibile imprimere ai lavori. Al vaglio delle più recenti esperienze appare soprattutto infirmato dalle manchevolezze già rilevate nella difesa controcarri, e nella difesa vicina contro i guastatori. Trattasi di manchevolezze in gran parte rimediabili : questo S.M. ha già emanato al riguardo adeguate direttive, ma le circostanze attuali non hanno finora consentito di tradurle in atto. Quando ciò sarò possibile, e quando si possa inoltre completare il complesso dei lavori ancora rilevante progettato e rimasto sospeso, si potrà ritenere che il Vallo avrà raggiunto un buon grado di efficienza e possa adempiere alle funzioni attribuitegli.
Nonostante la conclusione ottimistica del generale Ambrosio, il Vallo Alpino era ormai agonizzante. I lavori proseguirono assai a rilento durante la stagione lavorativa 1943 fino alla data fatidica dell' 8 settembre 1943. All'indomani della liberazione, il 30 agosto 1945, la Direzione del Genio chiese alle varie Sezioni un rendiconto sullo stato di conservazione delle opere militari alla frontiera. Ne risultò un quadro davvero desolante e malinconico. Quasi tutte le opere erano state spogliate del materiale di arredamento perché in parte asportato, bruciato o disperso dai passati eventi; la parte rimasta fu oggetto di ricupero da parte del Genio Militare, che la sottrasse così al furto o alla manomissione. Com'é facile immaginare tutti i fabbricati varsavano in cattive condizioni, per le casermette, ricoveri, stazioni teleferiche non restavano che le pareti e la copertura. Mancavano totalmente gli infassi e le parti interne come scale, muri divisori, solai e soffitti sono danneggiati. Il grado di deterioramento cresceva man mano che i fabbricati si distanziavano dalle zone abitate e si avvicinavano alla linea di frontiera. Alcune opere furono oggetto di bombardamento da parte di aerei alleati perché occupati dalle truppe tedesche. La sentenza di morte definitiva fu pronunciata nel febbraio 1947, nell'articolo 47 del trattato di pace con la Francia. <SEZIONE II. Limitazioni generali. Articolo 47. a) Il sistema delle fortificazioni e delle installazioni militari permanenti italiane lungo la frontiera franco-italiana, così come il loro armamento, saranno distrutte o smantellate. b) Deve intendersi, come comprendenti di questo sistema, solamente le opere di artiglieria e fanteria, sia quelle riunite a gruppi sia quelli isolate, le casematte, i blockhaus di qualsiasi tipo, le installazioni progettate per il personale, il materiale e gli approvvigionamenti e le munizioni, gli osservatori e le teleferiche militari, qualsiasi sia il loro stato di manutenzione o di degrado, sia che le suddette costruzioni siano in metallo, in muratura o cemento, o scavate nella roccia. c) Le distruzioni o lo smantellamento previsto ai paragrafi a) e b) si effettueranno entro il limite di 20 chilometri dalla frontiera definita in questo trattato; queste distruzioni dovranno avvenire entro il tempo massimo di un anno a partire dall'entrata in vigore di questo trattato d) La ricostruzione di queste fortificazioni e installazioni é vietata.> In totale furono fatte esplodere, rendendole assolutamente inoffensive, ben 629 opere difensive. Il governo francese, ma soprattutto quello americano temevano non tanto gli italiani, indecisi fra monarchia e democrazia ma ormai innocui, bensì i russi ed il blocco comunista. La demolizione del Vallo alpino italiano rientrava già in quella 'guerra fredda' fra le potenze occidentali e l'Unione Sovietica, che si sarebbe protratta per oltre 50 anni.Del primo sistema difensivo si salvarono solamente le opere che erano passate, in virtù della nuova linea di frontiera, sul territorio francese. In un primo tempo lo Stato Maggiore Francese decise di distruggere tutte le opere italiane presenti sul nuovo territorio francese ed ordinò una ricognizione dettagliata di tutte le opere esistenti. Le fortificazioni vennero tutte visitate e catalogate, ma il Genio Francese si accorse ben presto che il numero degli 'ouvrages' italiani era altissimo e per di più sparpagliato lungo tutta la catena alpina occidentale, in posizioni spesso difficili da raggiungere. L'opera di demolizione sarebbe stata lunga ed onerosa, quindi alla fine il governo decise di disarmare completamente tutti i fortini ed abbandonarli alla montagna senza farli saltare in aria.
Festung6. L'enciclopedia multimediale del Vallo Alpino Le fortificazioni in Caverna del Vallo Alpino di Lorenzo e Luciano Marcon Il Vallo Alpino visitato e studiato da Fabio Vallauri
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